Ingenui giapponesi e tonti americani

autore Stefano Dal Secco
data 26 Gennaio 2018
discipline Intersezioni
immagine

Bambini in visita all'acquario di Osaka, in Giappone (shutterstock.com)

Durante il mese di luglio, per alcuni giorni, ha scorrazzato per Bordano un piccolo gruppo di giapponesi, armati di furgoncino, quaderni di appunti e telecamere. Era una piccola troupe di una grande TV giapponese che da molti anni gira la penisola realizzando documentari su piccoli e “pittoreschi” (qualunque cosa voglia dire) borghi italiani.

Ho parlato a lungo con loro. All’inizio ti sembrano davvero strani, i giapponesi. Ma poco per volta ho iniziato ad apprezzarli e alla fine, quando se ne sono andati, ero davvero dispiaciuto di non averli più intorno. Poi vi dirò perché; intanto facciamo un salto dall’altra parte del pianeta.

Non sono mai stato negli Stati Uniti, anche se fin da piccolo è uno dei luoghi che conosco meglio e che mi interessano di più, vuoi per la musica, vuoi per il cinema, vuoi perché in gran parte del pianeta gli Stati Uniti sono (sono stati?) da alcuni secoli il punto di riferimento, il luogo dal quale le cose “partono” e dove ogni cosa è più grande e più intensa. Qualche anno fa un mio caro amico ha fatto un viaggio di un paio di settimane, per far conoscere il “centro del mondo” alla figlia che stava entrando nell’adolescenza. Ha cercato sia di andare a visitare i luoghi classici (musei, monumenti, e così via) ma anche alcune aree rurali che le guide davano come meritevoli della deviazione. Ovviamente ci sono tanti e tanti aspetti interessanti, curiosi, strani, in paese così grande e così vario. Tuttavia quello che più lo aveva colpito, mi disse una volta ritornato, era la “serietà” degli americani. Con il termine “serietà” voleva indicare il contrario di quello che in Italia intendiamo con “burino” o “cafone”, ma anche con “arrogante” o semplicemente “cinico”.

Mi raccontava che è davvero come narra il luogo comune: loro si mettono in fila per uno in qualunque situazione, e stanno buoni, nella fila, parlano col vicino, si leggono il giornale o solo aspettano. Questa cosa è un po’ una leggenda che coloro che mal sopportano la supponenza italica raccontano dei paesi più civili. “Quando lo vedi per davvero ed è davvero come racconta la leggenda - diceva il mio amico - rimani stupito, ti colpisce davvero: nessuno che sbraita, nessuno che fa il furbo”. L’altro esempio che mi portava era che anche in piccoli paesini, si inventavano il museo del castoro o degli strumenti per lavorare il legno, o del ricamo o dei volanti delle auto sportive o qualunque altra cosa che che è passata di là un giorno. E i turisti di passaggio, in quei minuscoli paesini con minuscoli e improbabili centri visite, si fermavano, accidenti! E ascoltavano con attenzione il signore in pensione col cappellino, grande esperto di castori, che per passione raccontava storie di dighe ai visitatori.

Questa è l’altra faccia dell’essere tonti e creduloni (vi prego fate per questa volta una sospensione del giudizio, su ciò che oggi il trumpismo ha scoperchiato, in America; fate finta di essere rimasti a 10 anni fa). Essere tonti significa anche non essere supponenti, non fare quello che ne sa sempre una più del diavolo, quello che ha visto tutto e che ha l’opinione definitiva su ogni argomento (e ci fa sapere che ogni cosa lui l’avrebbe fatta di certo meglio). Essere tonti significa anche non fare sempre il borioso che si fa un vanto della propria ignoranza, quando qualcosa non la conosce..

È questo la caratteristica che meno sopporto, di noi europei e soprattutto degli italiani. Noi ne sappiamo sempre di più: il più stupido degli italiani ne sa sempre molto di più del più colto degli americani o dei giapponesi.

I giapponesi che sono stati a Bordano, li abbiamo portati in escursione nei nostri boschi, accompagnati dalle guide della Casa delle Farfalle; li abbiamo accompagnati dentro le serre e abbiamo raccontato loro cosa facciamo. E loro, ogni cosa che gli raccontavi, facevano quella buffa faccia che fanno i giapponesi, tra lo stupito e l’ammirato. È bello, quando qualcuno ascolta una cosa che gli stai raccontando, o incontra un animale mai visto prima, e fa quella faccia lì. Prima è un piacere privato, perché ti gratifica (ti ascolta davvero) ma poi diventa subito anche un piacere più astratto, più generico, perché credo che sia davvero bello che una persona adulta sia capace di stupirsi, che sappia ringraziare, che sia gentile. Cose di questo genere. È una cosa bella in generale. Pensi che sia bello per il mondo, che ci sia della gente che fa quella faccia lì.

Quello che i giapponesi mi hanno ricordato, l’estate scorsa, è che davvero siamo in un posto speciale … la Casa delle Farfalle, questo posto, il San Simeone, il Tagliamento, il Lago di Cavazzo … e allargando l’orizzonte le nostre montagne, e questa regione così lontana da tutto e così ricca di tutto e soprattutto di natura. Come succede sempre, si tende a dimenticare la bellezza, quando è intorno a te ogni giorno.

I giapponesi mi hanno fatto pensare che basterebbe poco, basterebbe mettersi un po’ d’accordo, coordinarsi, fare a meno di spendere tutta l’energia in inutili litigi e vuoti campanilismi come spesso in Italia, e potremmo stare molto meglio, diventare meta privilegiata del turismo verde e sportivo e culturale. Oppure no. Oppure possiamo avanzare ballando verso il precipizio, contenti di sapere per certo che noi siamo migliori e possiamo fare qualunque cosa meglio di chiunque altro, anche se poi non facciamo di fatto proprio nulla; ma comunque ne siamo assolutamente certi!