Morire per sopravvivere

autore Andrea Caboni
data 9 Giugno 2017

Gli scienziati la chiamano tanatosi (dal greco thanatos = morte) ed è un singolare comportamento, quasi sempre difensivo, che consiste nel “recitare” in maniera molto convincente la propria morte.

Questo comportamento è riscontrabile in animali molto diversi, sia tra i vertebrati (anfibi, rettili e mammiferi) che tra gli invertebrati (mantidi, fasmidi, scarabei, farfalle e ragni).

Generalmente la tanatosi viene messa in scena quando l'animale si sente in pericolo, quasi sempre in presenza di un predatore. In questa situazione, il nostro “attore” generalmente si irrigidisce, assume posizioni innaturali e spesso emette anche qualche odore disgustoso che ricorda la putrefazione.

Lo scopo della recita è dunque un interessante adattamento antipredatorio: la potenziale preda, grazie alla propria morte apparente, induce il predatore a perdere interesse e ad abbassare l'attenzione, consentendo all’attore-preda una rapida fuga non appena se ne presenta l'occasione. I predatori, infatti, generalmente non attaccano prede già morte – che in molti casi possono risultare tossiche o poco appetitose a causa dei processi di putrefazione – e in ogni caso l’approccio di un predatore a un cadavere è per certo meno attento e guardingo, lasciando alla preda delle importanti opportunità di fuga.

I coleotteri pacnoda sono dei maestri nell’arte della tanatosi: questi piccoli coleotteri dei fiori tropicali, se disturbati, si irrigidiscono immediatamente, ribaltandosi pancia all'aria. Inoltre sono in grado di produrre una secrezione maleodorante dall’odore intenso e persistente.

Sempre tra gli insetti, è molto interessante il comportamento della regina di Formica pressilabris. Le regine di questa specie non sono in grado di fondare una colonia in maniera autonoma, e quindi “scippano” colonie di altre specie: attraverso un processo di tanatosi, la scaltra regina convince le formiche di altre colonie a trasportarla all’interno del loro nido. Una volta giunta all’interno, la regina di pressilabris si rianima, uccide la regina del formicaio ospite e si sostituisce a essa, costringendo le ignare suddite a servirla.

Anche diverse farfalle notturne (delle famiglie arctiidai e noctuidai) utilizzano la tanatosi per sfuggire ai loro principali predatori. Alcune falene infatti sono in grado di percepire gli ultrasuoni emessi dai pipistrelli per localizzare le proprie prede. Una volta “uditi” gli ultrasuoni, le falene si immobilizzano, cadendo a terra all'istante e sfuggendo ai loro predatori.

Anche un serpente comune nelle nostre zone, la biscia dal collare (Natrix natrix), se disturbata si posizione con il ventre verso l'alto, apre la bocca e rilascia dalla cloaca (che spesso estroflette) un liquido maleodorante che simula l'odore di cadavere.

Il più famoso maestro dell'arte della tanatosi è però l’opossum americano (Didelphis virginiana). Quando si sente minacciato, entra in uno stato simile al coma che può durare anche alcune ore. L’opossum cade su un lato, spalanca bocca e occhi, e lascia la lingua penzoloni, emettendo liquido maleodorante dall’ano. La sua finzione è talmente complessa che in questa fase l’opossum diventa insensibile al dolore. Per qualsiasi predatore il banchetto non appare assolutamente invitante!

Per concludere questo elenco di “attori tragici”, non poteva mancare la volpe rosse (Vulpes Vulpes). Anche questo scaltro animale talvolta si finge morto ma, al contrario dei sui colleghi, l’obiettivo della volpe non è quello di sfuggire a un predatore, bensì quello di predare. La volpe infatti attua la propria finzione con l'intento di attirare uccelli opportunisti o necrofagi, come corvi e cornacchie, e catturarli non appena si avvicinano credendo di aver trovato un bel cadavere da ripulire.

Tutti questi sono solo alcuni dei moltissimi esempi della tanatosi tra gli animali, ma sufficienti a dimostrare che molto spesso il miglior modo per sopravvivere è proprio quello di convincere gli altri che siamo già morti.