Muoiono più lupi di disinformazione che di bracconaggio

autore Andrea Caboni
data 3 Febbraio 2017

In questi giorni chiunque ha, giocoforza, sentito parlare della: “riapertura della caccia al lupo”. In realtà come spesso accade in Italia, specialmente quando si comunica qualcosa relativo all’ambiente i titoli (che sono l’unica cosa che viene letta dalla maggioranza del pubblico) riportano solo una sensazionalistica mezza verità.

La notizia vera era che per la prima volta in Italia si è tentato di gestire in maniera omogenea e scientifica, sull’intero territorio nazionale, la convivenza tra la popolazione e una specie a grande impatto emotivo ed economico: il lupo. Questa proposta di convivenza è contenuta nel famigerato “piano lupo” che pochi hanno letto ma su cui tutti hanno preso posizione. Il piano lupo in sostanza prevede ben 22 azioni di cui solo l’ultima comprende la possibilità di uccidere i lupi (e non attraverso l’attività venatoria, cioè la caccia, ma unicamente attraverso abbattimenti in deroga). Senza entrare nello specifico (i tecnicismi possono essere molto dannosi) vi garantisco che “caccia” e “abbattimento in deroga” non sono per nulla la stessa cosa: in Slovenia, la nazione dove si ha di gran lunga la più alta densità di orsi d’Europa, l’abbattimento in deroga viene praticato storicamente ed è parte integrante del piano di conservazione dell’orso.

Ora, questo intervento non l’ho scritto per entrare nel ginepraio delle motivazioni dei favorevoli e dei contrari (ritengo, se a qualcuno interessa, che non vi sia una risposta univoca alla domanda) ma vorrei provare a portare la vostra attenzione su come qualsiasi cosa in Italia (ancora di più se questa “cosa” riguarda questioni ambientali) le discussioni si trasformino sempre in furiosi derby di opinione tra favorevoli e contrari, che difendono delle posizioni senza entrare nel merito delle stesse.

Il piano lupo prevede numerose azioni fondamentali per la conservazione della specie sul medio-lungo periodo, come ad esempio: il controllo del randagismo canino e dell’ibridazione tra cani e lupi; la lotta al bracconaggio; la prevenzione e compensazione degli eventuali danni causati dai predatori; campagne specifiche d’informazione e monitoraggi coordinati per valutare l’andamento della popolazione nazionale. Alcune di queste azioni sono fondamentali ed esaustive, altre sono perfettibili, come l’azione relativa al prelievo in deroga. Nessuno però si è preso la briga di discutere le altre 21 azioni, o ancora meno di pensare che bloccando il piano lupo – che non è perfetto – si ottengono due effetti negativi al prezzo di uno: il primo è che nei territori in cui c’è conflitto, esso verrà amplificato da tutto questo “tam tam” mediatico, il secondo, forse ancora più grave, è che bloccando l’intero piano per una sola azione, si finiscono per bloccare altre 21 azioni piuttosto ben progettate e che sicuramente porterebbero vantaggi all’intera popolazioni di lupi.

Credo che, nel 2017, in un paese densamente abitato com’è l’Italia, la posizione “il lupo non si tocca” sia insostenibile tanto quanto la posizione “a morte i lupi”. Lo affermo da appassionato di grandi carnivori, da studioso che ha abbandonato la sua terra per studiare questi animali, ma soprattutto da tecnico che più volte si è trovato all’alba in prato a spiegare all’allevatore di turno perché un carnivoro, nell’arco di una sola notte, avesse distrutto buona parte del suo lavoro di anni. Quando, in un evento predatorio, si contano decine di capi abbattuti e solo parzialmente consumati, i superstiti terrorizzati, l’odore del sangue e delle viscere, vi garantisco che è molto difficile non immedesimarsi nella testa e nella pancia di chi quegli animali li ha allevati, accuditi e ne dipende affettivamente ed economicamente. Con questo non voglio dire che uccidere i lupi sia la soluzione (sono pienamente convinto che non lo sia), ma voglio evidenziare che la possibilità di prelevare in deroga il 5% della popolazione (come misura estrema e dopo aver attuate tutte le altre misure possibili) di sicuro non costituisce “il problema” della conservazione del lupo.

Se i sostenitori del lupo e i sostenitori degli abbattimenti mettessero la stessa passione nel sostenere gli allevamenti a rischio, nelle azioni di corretta informazione, nella messa in opera di buone pratiche e misure di mitigazione, nelle azioni di antibracconaggio e nella certezza della pena per chi commette questo reato, sono sicuro che si otterrebbero dei risultati molto migliori sia per gli allevatori che per i lupi.

Tempo fa, parlando con un norvegese, studioso e amante di tigri, mi disse che per lui le tigri “mangia uomini” andavano immediatamente uccise. Stupito, gli dissi che non ritenevo giusto uccidere la tigre, poiché era inconsapevole e spesso non aveva altra scelta, a causa dell’antropizzazione, se non quella di mangiare gli uomini. Con la tristezza negli occhi mi rispose che non uccideva la tigre per punirla di ciò che aveva fatto, ma per salvare tutte le altre da una vendetta indiscriminata da parte degli uomini.

Il conflitto tra uomo e lupo, tra sostenitori de “l’uomo per primo” e del “nessuno tocchi il lupo”, nasce soprattutto dall’ignoranza e dalla disinformazione: entrambe hanno ucciso molti più lupi ed estinto molte più specie di qualsiasi tipo di prelievo in deroga.