Un'età del ferro di cecità
prese di posizione 2: cambiamenti climatici

autore Stefano Dal Secco
data 5 Agosto 2016
discipline Intersezioni
immagine

Inondazioni in Tailandia: Krung Thon Bridge, 31 ottobre 2011. Wutthichai / Shutterstock.com

“Ormai tutti ne hanno sentito parlare [dei cambiamenti climatici] e molti ritengono, anche solo per questo, di avere le idee chiare in merito. In realtà si tratta di un tema vasto, complesso, fonte di confusione e malintesi. Non ci troviamo infatti di fronte a un singolo problema, ma a una serie di sfide cogenti e interconnesse, determinate da cause diverse (fisiche, biologiche e sociali), con pesanti conseguenze sul piano umano e ambientale”.

Abbiamo detto che vi sono alcuni imprescindibili presupposti (nell’articolo con cui abbiamo aperto queste serie di riflessioni, poco tempo fa), quando comunichiamo di scienza, e tra questi: il metodo scientifico, l’evoluzione, i cambiamenti climatici, il problema demografico, la perdita di biodiversità.

Tuttavia, mettere questi punti come presupposti non significa mettere come presupposto né la loro comprensione né tantomeno le loro conseguenze e le soluzioni che si scegono di intraprendere, se soluzioni necessitano. È il caso dei cambiamenti climatici, forse il più emblematico e il più impellente, tra le “prese di posizione” che abbiamo indicato, dal momento che è estremamente difficile circoscrivere la questione ed è ancora più difficile scegliere quali strade seguire per circoscrivere o iniziare a risolvere il problema. Per guidarci in questo terreno accidentato e cercare di adottare un approccio meno giacobino possibile, seguiremo la traccia della riflessione che si trova in un piccolo libro di Jared Diamond, grande scienziato e divulgatore (1), intitolato (il capitolo): “I principali problemi che il mondo dovrà affrontare”. (2)

La citazione – quella con abbiamo aperto, sopra – è appunto tratta da questa conferenza (il volumetto contiene il testo di alcune lezioni tenute a Roma pochi anni orsono). Tutti quanti i problemi legati a ciò che indichiamo come “cambiamenti climatici”, dice poi Diamond, sono inoltre funzione del numero degli esseri umani sul pianeta, del livello del consumo medio di risorse naturali da parte di questi umani, e della produzione media di rifiuti, da parte di ogni abitante del pianeta (quindi: numero di umani, moltiplicato consumo medio, moltiplicato rifiuto medio).

L’insieme delle attività umane hanno diverse conseguenze sul pianeta, ma una tra quelle a cui dobbiamo fare più attenzione è la produzione di anidride carbonica nell’atmosfera (anche altri gas vengono prodotti, con effetti pericolosi, come ad esempio il metano, ma feriamoci sulla CO2 perché è quella che pone oggi i problemi più impellenti).

L’effetto principale delle emissioni di anidride carbonica è la loro azione come gas serra all’interno dell’atmosfera, in quanto l’anidride carbonica assorbe la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre e di conseguenza innalza la temperatura media del pianeta”.

Ma vi sono anche altre conseguenze che derivano dalla crescita del livello di anidride carbonica,  la principale delle quali è che l’anidride carbonica finisce anche negli oceani, producendo acido carbonico e aumentando in questo modo l’acidità dell’acqua; a sua volta ciò impedisce la formazione degli esoscheletri dei coralli e di fatto uccide la barriera corallina (la barriera corallina non è solo un bel fondale per immersioni, ma è uno dei principali luoghi di riproduzione della fauna oceanica nonché importante difesa delle coste tropicali e subtropicali da tempeste e tsunami); la barriera si riduce tra l’uno e il due per cento l’anno, vale a dire che entro la fine del secolo sarà scomparsa del tutto.

Il punto centrale tuttavia rimane il riscaldamento globale del pianeta. Di per sé chiamarlo semplicemente “riscaldamento” non è però del tutto corretto: i fenomeni correlati sono talmente complessi, infatti, che la conseguenza è addirittura il raffreddamento di alcune aree e altre situazioni estreme non legate direttamente al “calore”: nubifragi, alluvioni, neve nel deserto e altre anomalie.

Le conseguenze del riscaldamento possono essere dunque riassunte in:

  1. Siccità (distribuita in maniera irregolare sul pianeta: le aree più colpite sono il Nord America, il Mediterraneo, il Medio Oriente, l’Africa, l’Australia Meridionale, l’Himalaya).
  2. Calo della produzione agricola (dall’altro lato, le previsioni sull’andamento demografico e sul consumo alimentare medio, ci dicono che in pochi decenni la domanda globale aumenterà del 50%, mentre già oggi diversi miliardi di persone soffrono per la denutrizione).
  3. Gli insetti portatori delle malattie tropicali si stanno spostando nelle zone temperate (nelle pagine precedenti Diamond aveva ricordato che mentre nei paesi tropicali le maggiori cause di morte sono legate alle malattie causate da agenti infettivi, nelle regioni temperate non si muore invece per le malattie non trasmissibili, cioè diabete, ipertensione, infarto, cancro, ecc.)
  4. Innalzamento del livello dei mari (stime prudenti parlano di un metro in questo secolo; ma anche un solo metro renderebbe inabitabili ampie zone densamente popolate come l’est degli Stati Uniti o l’immensa pianura alluvionale del Bangladesh).

Jared Diamond è però un vecchio scienziato, un moderato e un ottimista. Per cui a questo punto si chiede: “Significa dunque che la nostra civiltà non ha futuro e che i nostri figli si ritroveranno ad abitare in un mondo in cui non vale la pena vivere?

Ovviamente no, risponde. Dal momento che i cambiamenti climatici sono frutto di scelte umane, sono sufficienti alcune altre scelte umane, per porvi rimedio. Il fatto che esistano grandi disuguaglianze e disomogeneità tra le nazioni porta con sé anche dei vantaggi: basterebbe che la Cina e gli Stati Uniti si accordassero, per controllare il 41% delle emissioni (aggiungendo UE, India e Giappone si arriverebbe al 60%). “L’unico vero ostacolo è l’insufficiente volontà politica” conclude.

Altrove (3) Diamond aveva raccontato di come alcune piccole o grandi civiltà del passato abbiano sterminato intere specie e dissipato le proprie risorse naturali talvolta fino all’autodistruzione. Non sono pochi, gli esempi che porta: l’estinzione dei moa (grandi uccelli simili a struzzi) e della metà di tutte le specie di uccelli della Nuova Zelanda in pochi secoli; quella dei roc (anche in questo caso grandi uccelli) in Madagascar (ma il Madagascar non si è fatto mancare neppure la distruzione di quasi tutte le proprie foreste, cosa che lo ha reso uno tra i paesi più poveri al mondo); la famosa parabola (uno degli esempi più eclatanti ed estremi) della completa distruzione di flora e fauna nell’Isola di Pasqua; o la fine della civiltà degli anasazi, nel sudovest degli Stati Uniti (un esempio abbastanza simile a quello dell’Isola di Pasqua, anche se meno conosciuto); la distruzione della civiltà di Petra, causato da una crescita eccessiva della popolazione. E via di questo passo.

Dopo questo poco entusiasmante elenco, Diamond conclude (nonostante sia un vecchio scienziato, un moderato e un ottimista): “Per l’umanità è sempre stato difficile capire a quale ritmo poteva sfruttare a lungo le risorse biologiche senza esaurirle [ma] ci sono due grandi differenze tra noi e i responsabili di questi tragici disastri ecologici del passato. Noi abbiamo la conoscenza scientifica che loro non possedevano e i mezzi per comunicare e condividere ciò che sappiamo. Possiamo leggere ogni dettaglio dei disastri ecologici del passato. Eppure continuiamo a cacciare le balene e a disboscare le foreste pluviali tropicali come se nessuno avesse mai cacciato i moa o disboscato le foreste di pini e ginepri [a Petra]. Se il passato era ancora un’età dell’oro d’ignoranza, il presente è un’età del ferro di ostinata cecità”.


 

Questo articolo è il 2° di una serie:

  1. La Terra gira intorno al Sole
  2. Un'età del ferro di cecità (questo)
  3. Avanti, tutti giù dalla scogliera!
  4. Niente di sacro
  5. ... poi ci inventermo qualcosa
  6. Attenti allo pterodattilo!

NOTE

(1) Jared Diamond (Boston, 1937) è una persona spaventosa, un’anomalia culturale, una sorta di intellettuale del rinascimento arrivato nel XXI secolo con una macchina del tempo. Inizia studiando biologia e medicina, negli anni 60. Contemporaneamente, appassionato di ornitologia, sviluppa una carriera nell’ecologia ed evoluzione degli uccelli in Nuova Guinea. Con il passar degli anni inizia a occuparsi di diverse altre discipline e diventa docente di geografia e storia ambientale. Ha pubblicato anche notevoli studi nei campi più disparati (genetica, linguistica, antropologia, filosofia della scienza) e più “improbabili” (progettazione delle macchine da scrivere, il Giappone feudale). Circola una battuta negli ambienti accademici, per cui Jared Diamond “non è una persona, ma un comitato”. Della sua mostruosa bibliografia ricordiamo solo “Armi, acciaio e malattie” (1997) vincitore del Premio Pulitzer per la saggistica, un libro che non è solo un libro ma che ha inaugurato una nuova disciplina scientifica che prima non esisteva. A mio parere, uno dei primi volumi che chiunque non abbia mai aperto un saggio scientifico, dovrebbe affrontare.

(2) Jared Diamond, Da te solo a tutto il mondo. Un ornitologo osserva le società umane, Torino, Einaudi, 2015

(3) Jared Diamond, L’evoluzione dell’animale uomo, Torino, Bollati Boringhieri, 2015